A/R residenze di fotografia - Agriturismo Podere La Fornace

A/R residenze di fotografia

idf/AR #1 – ebook

Il 24 giugno esce l’ebook dedicato ai progetti realizzati in Umbria da Luana Rigolli e Jessica Raimondi.

Cover design: Andrea Pinchi.

IDF/AR – I PROGETTI DELLE ARTISTE

Luana Rigolli si è concentrata su tre figure mitologiche femminile legate all’Umbria. Agilla, Nera e Sibilla. La parola d’ordine, in questo caso è stata ‘evocare’ anziché ‘documentare’. Il filo rosso è stato cercare possibili tracce e segni riconducibili a quello che i miti raccontano, fare ‘come se’ le tracce fossero reali, assottigliando il limen tra la realtà e il mito.

Ph: Agilla e Trasimeno, Nera e Velino, Sibilla, Luana Rigolli, 2021.

Jessica Raimondi ha lavorato sull’acqua, da elemento dell’ecosistema a porta per l’inconscio. L’acqua e le sue cariche simboliche: elemento del femminile, lunare, acqua come fiume o lago, un filtro attraverso cui guardare le cose assumere forme e colori inconsueti e trasformarsi in qualcos’altro.

Ph.: Jessica Raimondi

idf/AR – il blog delle artiste #3

La residenza è finita formalmente da qualche giorno.
Forse è presto per tirare le somme, perché per avere una visione lucida di qualcosa è meglio vederla da lontano, come tutte le cose.
Quello che mi sento di dire a pochi giorni di distanza è che è stata una bella esperienza, una boccata di aria fresca in un periodo in cui non si può dare nulla per scontato. Poter lavorare ugualmente e per di più con una certa tranquillità è stato magnifico, un piccolo ritorno alla normalità, nonostante il silenzio raggelante intorno.
Sono stati essenziali anche i momenti di condivisione con le mie “compagne di viaggio”, altra cosa che mancava da ormai mesi.
Sono anche abbastanza contenta del mio lavoro, di come ho affrontato tematiche inedite per me: rendermi conto che nonostante tutto sono in grado di lasciarmi andare, e sono capace di abbandonare il razionalismo imperante nella mia testa.
Spero di fare tesoro di questa esperienza nel futuro, per lasciarmi andare a una poetica nuova e diversa anche in futuri lavori, perché ormai ho visto che ne sono in grado. Questa è sicuramente la cosa più grande che mi porto a casa.

Luana Rigolli

Siamo tornate in fretta a casa senza celebrare la fine come rito di passaggio. A posteriori direi che era necessario, avremmo celebrato una fine inesatta. Me ne sono resa conto solo dopo che l’acqua aveva messo in moto un processo che continua tutt’ora, fuori dal mio controllo. Sono caduta di nuovo nella pancia del lago, prima di andarmene. Il mulinello mi ha inghiottita e risucchiata dentro di sé con la sua forza concentrica fino a farmi sedimentare sul fondo. Ho gli occhi appannati e devo andarmene. Non posso più tornare in superficie. Poi mi ritrovo nel mio habitat quotidiano, è qualche giorno che sono qui, ho lasciato l’acqua ed i sogni notturni, non sento più niente. Ritrovarmi a scrivere di quello che è stato mi sembra strano e surreale, quasi non fosse mai successo o fosse lontano anni luce, come una realtà parallela a cui ho avuto la possibilità di accedere, ma solo per qualche secondo. Torneremo mai lì?

Jessica Raimondi

idf / AR – il blog delle artiste #2

Come è possibile raccontare fotograficamente un antico mito, di cui mancano completamente riferimenti storici sul luogo?

Mi sono fatta questa domanda quando leggendo la storia dell’Umbria sono rimasta affascinata da tutte le leggende che avvolgono i suoi territori. Il mio lavoro fotografico pregresso è quasi sempre stato di documentazione, e quindi mi sono sempre attenuta ad una ricerca molto “scientifica” dei fatti, luoghi e persone. La scelta di trattare il tema degli antichi miti dell’Umbria per la residenza di Incontri di Fotografia è stata per me un azzardo, un mettermi alla prova, cercare di vedere se sono in grado di lasciarmi andare a suggestioni, anche se non hanno quel fondamento scientifico e storico che ho sempre cercato nei miei lavori. Le residenze artistiche si fanno anche per questo motivo, per sperimentare temi, modalità e tecniche mai provate fino a quel momento. E così mi sono calata in pieno in questa opportunità per esercitare il mio occhio, ma anche la mia mente. Mi sono lasciata andare e devo dire che è stato piuttosto facile, più facile di quello che avrei mai immaginato. Mi sono fatta trasportare da tutto quello che potesse accadere, mi sono messa alla ricerca di tracce, e trovata una suggestione, e seguendola, immediatamente dopo ne trovavo altre.. è stata una caccia al tesoro, dove il tesoro non era nascosto poi così bene. Se per me è stato così semplice trovare elementi che possano essere ricondotti a questi miti, probabilmente queste leggende sono molto più reali di quello che si possa immaginare. Sono miti profondamente radicati nel territorio, così radicati da creare confusione tra realtà e immaginazione.Oppure mi piace anche pensare che la ninfa Agilla, la ninfa Nera e la Sibilla con le sue fate mi abbiano presa in simpatia e dai loro regni pilotavano le mie ricerche gioendo quando mi facevano trovare una barca affondata oppure un’apertura nel terreno che potesse sembrare una faglia che tanto ho cercato, oppure ridendo tra sé quando mi facevano piccoli dispetti innocui, come facendomi affondare i piedi nell’acqua delle paludi del Trasimeno oppure facendomi sorprendere da una leggera nevicata non prevista sulla piana di Castelluccio.

Tutto questo per dire che sono molto contenta, sono contenta di aver osato, e anche di essere riuscita nel mio intento. Grazie alle mie Ninfe, alle Fate e alla Sibilla, e grazie a Valeria Pierini che ha voluto questa residenza, insieme a Samuel Proietti e Agriturismo Podere la Fornace di Assisi.

Luana Rigolli

Così come ho iniziato ho smesso, improvvisamente, di sognare. Le inquietudini dei primi giorni si sono assopite e smussate lasciando spazio alla calma e al sonno profondo, senza ricordo né luogo, senza immagini, sono precipitata sul fondale del lago, dopo averne attraversato le correnti. Poi, gli ultimi giorni, l’acqua mi ha risputata fuori, creando nuove forme mescolate a vecchi ricordi, lontani ed insignificanti, ha partorito un nuovo immaginario inesistente e parallelo alla realtà. Ora ho le squame e posso prendere spazio e navigare nella pancia del lago, senza annegare, posso respirare, con le branchie come se fossi un pesce. Sono in un dedalo da cui è impossibile uscire, trovare la soluzione, solo nuotare lasciandosi trascinare.

Jessica Raimondi

 

idf / AR – il blog delle artiste #1

Siamo in residenza da tre giorni. Questo posto dona un sacco di pace e tranquillità, cosa per nulla scontata per il periodo storico che stiamo vivendo.

Sono molto contenta di aver già visitato due dei luoghi che assolutamente voglio toccare nella mia ricerca. Ciò che mi rende ancora più felice è aver trovato in questi posti quello che cercavo. Non è scontato. Nelle fasi di preparazione ad un progetto, spesso si immaginano cose che poi nella realtà non esistono o sono difficili da trovare. Io conoscevo poco l’Umbria, se non per brevi soggiorni nel passato, e in questi mesi di preparazione a casa ho studiato tantissimi miti e leggende legate a questa regione. Quelli che mi hanno colpito di più sono stati i miti legati a tre figure femminili, la ninfa Agilla, la ninfa Nera e la Sibilla Appenninica.

Si narra che quando sul lago Trasimeno si sente il vento è in realtà la ninfa Agilla che si dispera ed è alla ricerca del suo amato principe. Anche se mi hanno detto che il vento sul lago Trasimeno è abbastanza frequente, io, da “straniera”, non ne potevo avere la consapevolezza, e ieri quando siamo scese dalla macchina sulla riva del lago, la prima cosa da cui sono stata “investita” è stata una forte brezza, e per me questo è stata come una carezza. Ero emozionata dall’essere accarezzata dalla ninfa Agilla, che era alla ricerca del suo amato, e di cui tanto ho letto nei mesi scorsi.

Oggi invece alle Cascate delle Marmore ho avuto la prova di quello che vuol dire l’amore: un incontro potente e dalla forza devastante tra il fiume Velino (che la tradizione vuole essere il pastore Velino) e il fiume Nera (che altro non è che la ninfa Nera). Il loro è un amore, ostacolato dagli Dei, ma che è destinato a rinnovarsi per l’eternità. E oggi essere stata investita dalle loro lacrime tramite le gocce della cascata è stato un brivido di calore.

Domani andrò alla ricerca del terzo mito, mi metterò sulle tracce della Sibilla. Non so cosa aspettarmi, ma di una cosa sono certa, troverò qualche manifestazione della sua presenza. Non può che essere così.

La ninfa Agilla alla ricerca del principe Trasimeno.

Il pastore Velino raggiunge la sua amata ninfa Nera.

Luana Rigolli

 

Arrivo in una località nei pressi di Assisi un lunedì di marzo. Ad accompagnarmi, oltre al mio compagno di avventure Artù, la pioggia. La prima notte nelle campagne umbre è tenuta viva dagli incubi che non mi danno tregua. Immagini reali e contemporaneamente allucinatorie che compaiono e svaniscono senza sosta, fondendosi con il contesto circostante.

Continua a piovere anche il giorno seguente ed io non posso fare a meno di pensare all’acqua, che è assieme simbolo dell’inconscio e materia primaria di tutte le cose. All’acqua che, secondo gli studi di Bachelard, porta con sé immagini complesse. Poi penso alle immagini complesse che arrivano di notte, dopo giorni interi passati nei luoghi delle acque: Il Lago Trasimeno, le Cascate delle Marmore, la palude vicino alla camera, in cui è vietato bagnarsi perché fatta di acque profonde. Come se potessero inghiottirmi. Continuo a sognare catastrofi, mondi paralleli in cui prendono vita gli scenari peggiori. Ieri Valeria mi ha detto che in questo secondo lockdown lei si sente come se le avessero tolto lo spazio dei sogni, io invece penso che lo spazio lo sto riacquisendo, senza controllo e controvoglia, semplicemente seguendo le acque.

Jessica Raimondi

idf / AR – intervista alla direttrice artistica

1. Una buona parte di una residenza d’artista, sovente, è data da ciò che si crea tra le interazioni con gli artisti e il luogo in cui si trovano a lavorare e anche dalle relazioni che si instaurano. Quindi, dicci come scegli gli artisti da invitare e nella fattispecie perché hai scelto proprio Luana Rigolli e Jessica Raimondi.                                                                                                                     In generale l’unica regola che mi sono data, nel metodo di selezione degli artisti, risponde a due punti: scegliere due artisti che abbiano linguaggi diversi, perché la diversità genera scambio ed evita ridondanze inutili, specie in un lasso di tempo ristretto come è quello delle residenze; scegliere artisti che possano davvero trovare giovamento da un’esperienza del genere. Questo lo dico senza presunzione ma con la cognizione del lavoro di ognuno, una sorta di pensiero che dice: ‘vediamo cosa ne viene fuori’. Ho conosciuto Luana due anni fa al Si Fest e mi ha da subito colpito la sua ricerca. Una ricerca documentaria molto lontana dal mio modo di fare fotografia ma dalla quale ne sono attratta, mi piace che affronti i suoi temi e soggetti da un punto di vista storico, lo trovo parallelo al mio lavoro che consiste, invece, nell’affrontare i miei temi dal punto di vista letterario/filosofico. Trovo anche splendido il modo in cui Luana dà a vedere i suoi soggetti attraverso un uso ineccepibile della composizione e lo trovo un bellissimo segno della sua formazione scientifica. È bello vedere come la propria formazione, seppure lontana dalla fotografia, intervenga, anche in modo ‘inconsapevole’, nelle attività del fotografo. Mi piace quello che dice Luana: ‘ero ingegnere civile ma con la fotografia, anziché intervenire sui luoghi li lascio così come sono’. Lo trovo un grande atto di umiltà, umana e professionale, sia che la si guardi dal punto di vista ingegneristico che da quello fotografico. Con Jessica, invece, ho fatto prima un percorso, del tutto casuale, di studio insieme, proprio grazie a Incontri di fotografia e ho scelto lei perché ha un modo di affrontare tematiche forti, come la memoria personale e collettiva, in modo lieve, anche a livello visivo. Trovo molto denso il suo voler significare i suoi progetti nella forma del libro. Mi piace il fatto che lavora a progetti a lungo termine, è un modo per masticare, digerire e restituire le proprie tematiche che esula molto dalla produzione mordi e fuggi odierna e si contrappone anche ad alcune forme di produzione tipiche della post-fotografia, grazie alla quale gli artisti attingono in modo meccanico ad archivi, anche digitali, infiniti quanto la Biblioteca di Babele; non è per forza un male, anzi, né questo vuole essere una critica, ma spesso le meccaniche intrinseche ad un modo di produzione ne implicano lo stesso uso e fruizione da parte degli artisti, quindi: velocità di reperimento, velocità di concepimento e creazione dell’opera, con un risultato che è prevalentemente meccanico, freddo. Invece io trovo molto interessante contrapporre, o per meglio dire, mischiare la poesia alla meta-fotografia, pur avendo di già un’implicazione, questa, fortemente filosofica e linguistica che è parte del processo stesso di produzione delle opere.

2. Al di à di quello che scoprirai sul posto, in questi mesi preparatori alla residenza, c’è qualcosa che è cambiato in te, non so, nel tuo approccio artistico, sulle tue conoscenze della Regione Umbria…Te lo chiedo proprio perché il concept delle residenze è ‘A/R’, inteso come andata e ritorno, implicante non solo un moto a luogo fisico ma anche figurato, quand’anche un’evoluzione auspicabile, dopo una residenza d’artista. Dunque, intanto, quali faglie pensi si siano mosse in te, che sei la direttrice artistica?La mia faglia ha generato un vero e proprio terremoto, nel senso che i miei presupposti per realizzare le residenze sono di ricreare le condizioni di lavoro che ho vissuto io, durante la mia residenza in Irlanda del Nord, quand’anche di potenziarle; condizioni che in Italia sono spesso precluse o non facili da raggiungere, quando esistenti. Quello che mi interessa è poter offrire anzitutto un’esperienza di lavoro e di scambio agli artisti ospitati. Tuttavia la mia esperienza con Luana e Jessica si sta mostrando un terremoto ‘buono’, vincente già prima di iniziare materialmente il periodo di ‘residenza a 3’ come l’hanno definita loro stesse, chiedendomi di mettermi in gioco e di rispondere a questa stessa intervista a cui io ho sottoposto loro (per l’ebook di fine residenza, N.D.R.), proprio perché siamo riuscite a creare un rapporto orizzontale e la creazione delle opere diventa co-creazione e la sincronia la fa da padrone. Tra l’altro entrambe, senza volerlo – ed è qui che entra in gioco la sincronicità – stanno per lavorare su tematiche nuove rispetto le loro consuete, che paradossalmente sono molto vicine, invece, alla mia poetica. E lo trovo meraviglioso. E queste intenzioni si stanno dimostrando vincenti anche perché in questi mesi preparatori e di scambio, ho sempre più capito che la prima ad ‘aver bisogno’ di questo scambio, sincero e che non guardi al tornaconto, ma che sia mosso dalla semplice voglia di condividere, sono io e che tutte noi, soprattutto dopo un anno di pandemia che ci ha costretto ad avere relazioni lavorative virtuali, non vediamo l’ora di vivere insieme questo periodo in un modo tutto nuovo: per me, perché ho l’opportunità di avere dei colleghi vicini, nella mia terra, per loro proprio per tutto ciò che si è generato e verrà a crearsi. Questa cosa mi conferma che, in generale, c’è bisogno di creare condizioni di lavoro simili, ne hanno bisogno gli artisti, ne hanno bisogno i contesti che li accolgono. Poi certo (se dovesse sembrare che mi stia sbrodolando me ne farò una sacrosanta ragione) capisco che ci sono persone che non reputano tutto questo importante, ma se gli dei ci assisteranno nel tempo, noi comunque, stiamo creando, delle narrazioni attraverso la fotografia d’autore della regione Umbria, da soli, con le nostre forze, delle narrazioni attraverso le quali promuovere non solo l’Agriturismo Podere La Fornace ma la regione tutta. Un’iniziativa privata ma che è a disposizioni anche delle istituzioni, qualora dovesse risultare di interesse, anche al di fuori dal contesto regionale. Dovessimo davvero riuscire, negli anni, in questa impresa, avremo una vera e propria collezione d’arte ed un racconto corale e d’autore della nostra Regione. Scusate se è poco.

3. Alla luce del paradigma pandemico che stiamo vivendo, dello stato in cui versa la società e del trattamento (non) riservato agli operanti della cultura e quindi anche agli artisti, com’è lavorare in queste condizioni e cosa auspichi per l’arte e la fotografia?  Per quello che mi riguarda lavorare in queste condizioni è uguale a prima. Non è che prima della pandemia avessi delle agevolazioni o fossi tenuta particolarmente in considerazione dallo Stato, come avviene in altri casi di libera professione (che comunque non è che siano chissà come contemplati). Pago tasse su tasse ma non ho ferie, né malattia, né in pandemia ho ricevuto paghette di vario tipo (che si sono dimostrate comunque non bastevoli per chi le ha ricevute). La fortuna di essere così ignorati è che si è liberi e indipendenti pertanto è stato un anno molto prolifico, a parte le mostre chiuse o rimandate. Penso che gli artisti sono fondamentali in questo momento di collasso, quasi più del solito, perché proprio per il loro spirito di adattamento e la libertà che hanno rispetto certi schemi, sono un grande esempio di uso del pensiero laterale, che insieme al potere immaginario, è un grande collante cognitivo, utile a superare momenti di crisi. Va da sé che gli artisti sono importanti proprio perché raccontano il reale, spesso lo anticipano, durando del tempo, quindi stando anche nell’atemporalità, sono essenziali per leggere il proprio tempo e porre quesiti e soluzioni (questo per chi ha bisogno di un certo determinismo nella vita). E’ curioso come cataloghiamo i nostri antenati preistorici in base alla loro capacità simbolica e artistica, esempi, questi, descritti come un indice di civiltà evolute, quando poi agli artisti non li consideriamo. Un grande esempio di schizzofrenia e ipocrisia. Quello che auspico per l’arte e la fotografia è l’abolizione di parte di questo sistema che risulta pigro, classista, elitario, accondiscendente, dove contano i soliti noti e gli ‘indipendenti’ proseguono a suon di ‘prima gli altri, io mi accodo’, dove i concorsi (per fare un esempio su tutti gli ambiti del sistema-fotografia) più che dei filtri sono dei buttafuori che controllano il cv-code e se sei Peppe Della Bassa non ti filano proprio, a costo di ri-selezionare vecchi partecipanti o far vincere nomi talmente importanti che chissà che bisogno avevano del premio. Per fare tutto questo, basterebbe evolvere il sistema concorsi-filtro, oppure basterebbe anche che questi filtri, invece che far passare gli ormai soliti noti, si armassero di coraggio e selezionassero Peppe Della Bassa.
Per la legge dei grandi numeri, oltre i soliti noti selezionati tra i candidati, deve esserci per forza un Peppe della Bassa, di talento ma senza amici. E i primi ad abbattere queste muraglie devono essere gli artisti, lavorando, però, con un’etica totalmente diversa. Penso che il sistema debba basarsi su di loro e non su quello che vogliono o decidono, i curatori, che sono utili e sacrosanti nel compito di analizzare ciò che accade, di studiarlo, e renderlo al pubblico. Onestamente sono proprio stufa di sentire questi qui che dicono che tipo di artisti bisogna essere nel terzo millennio, dovrebbero decidere gli artisti cosa devono essere e come dovrebbe essere il sistema e non subire questa scelta perché altrimenti non si fa carriera. Sono altresì stufa di sentire questi qui che parlano di quello che serve all’arte e poi ai concorsi vincono i loro artisti preferiti, guarda un po’. Intendiamoci, ci sono curatori validissimi quindi non sono i contenuti ma il come, alcuni, lavorano ad essere abominevole. Sarà ora che basta.

Ph.: ‘SLOW’ – vedute dei dintorni dell’Agriturismo Podere La Fornace, Valeria Pierini, 2020.

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