A/R residenze di fotografia - Agriturismo Podere La Fornace

A/R residenze di fotografia

idfA/R: i progetti

Luana Rigolli: ‘l’Umbria è una terra famosa per la sua storia legata ai diversi santi cristiani che qui sono nati o hanno vissuto la loro vita spirituale. In opposizione a questa diffusa storia ecclesiastica (o forse proprio grazia ad essa), sto scoprendo che in questa regione vi è una grande diffusione di miti, storie e leggende, tra il sacro e profano, e durante la residenza ad Assisi voglio sviluppare questa ricerca, mettendomi sulle tracce di questi antichi miti, ripercorrendo i luoghi in cui sono nati, e cercando riferimenti storici ed evocativi ad essi legati.’

Jessica Raimondi:  ‘il Lago Trasimeno è una distesa d’acqua poco profonda originata dai movimenti della crosta terrestre e circondata da canneti, nel mezzo delle colline umbre. Una distesa d’acqua chiusa, senza un emissario naturale che la colleghi alle altre acque, una palude inerte, senza moto, destinata ad un eterno ristagno. Dalla fine del diciannovesimo secolo il livello dell’acqua del lago si è più volte abbassato, raggiungendo addirittura i -2,8 metri rispetto al livello del mare. Una distesa d’acqua che implode, invece che esplodere, che si prosciuga, invece che strabordare, che evapora invece di inondare. Un lago che muore. Contestualmente al suo prosciugarsi però i suoi fondali hanno ripreso vita e la vegetazione acquatica, negli anni, non ha fatto altro che moltiplicarsi fino a ricoprirne quasi l’intera superficie.

Partendo dagli studi di Jung sugli archetipi, dove l’acqua è intesa come un elemento appartenente all’inconscio collettivo carico di un duplice significato, i moti inversi che hanno caratterizzato la storia del lago nel corso degli anni sono diventati l’occasione per riflettere sull’acqua come luogo d’origine e di abisso. Il progetto si pone l’obiettivo di intraprendere, mediante l’utilizzo del medium fotografico, un viaggio nella dimensione onirica e simbolica.’

idfA/R – focus sulle artiste

Luana Rigolli, ‘L’isola degli arrusi, 1939’.

Nei primi due mesi del 1939 quarantacinque omosessuali di Catania e di alcuni paesi della sua provincia furono arrestati e mandati al confino sull’isola di san Domino, Tremiti. In tutta Italia sotto il Fascismo furono arrestati e mandati al confino centinaia di uomini la cui unica colpa era quella di essere omosessuale. Tra tutte le province italiane, Catania spiccò per la quantità di arresti: il Questore della città, tale Alfonso Molina, si mostrò molto scrupoloso e ligio nella sua “caccia” agli omosessuali.
I 45 catanesi erano uomini tra i 18 e i 50 anni, arrestati con l’accusa di “pederastia passiva”, sottoposti a visite mediche che ne attestassero la colpevolezza e mandati tutti al confino a San Domino insieme ad un’altra cinquantina di omosessuali provenienti dal resto d’Italia. Confino che sarebbe dovuto durare 5 anni, con l’accusa di reati contro il buon costume e l’integrità della razza.
Gli omosessuali di Catania venivano chiamati in città arrusi, o jarrusi. Negli anni ‘30 la parola arruso stava ad indicare l’uomo omosessuale che in genere nel rapporto assumeva il ruolo passivo. E solo i passivi vennero arrestati, mentre chi nei rapporti omosessuali assumeva il ruolo attivo non subì alcuna persecuzione in quanto veniva considerato un maschio.
Nell’isola di San Domino gli arrusi, catanesi e non, rimasero confinati fino al 7 giugno 1940, quando partirono per far ritorno nelle loro città: con l’inizio della guerra le strutture di San Domino sarebbero dovute servire al regime per il confino di oppositori politici, considerati più pericolosi di questi omosessuali che videro la loro pena commutata in un biennio di ammonizione.
Nella mia ricerca ho cercato di ricostruire fotograficamente i luoghi in cui questi arrusi si incontravano a Catania prima degli arresti, e i luoghi di confino sull’isola di San Domino. Ho fotografato le schede biografiche, i documenti riguardati l’arresto, le visite mediche e le suppliche presso l’Archivio di Stato.’
Jessica Raimondi, ‘Guideline’, 2019.
‘A vivere in pianura non ci volevi andare, dicevi. L’idea della nebbia come uno sfondo fisso ti terrorizzava. Avevi bisogno della ruvidezza delle montagne, della loro salvezza, della loro condanna. Nella stagione del fieno andavo assieme alla nonna nei campi con il trattore rosso. La nonna si prendeva cura di noi portando teglie colme di cibo ed una borraccia piena di vino annacquato. Poi rastrellava l’erba e ti guidava nel suo caos. Senza di lei, sono sicura, ti saresti perso nell’oscurità. Il fazzoletto sul capo legato attorno al collo. La fatica che le curvava leggermente la schiena. Oggi, al suo posto, vedo solo un pezzo di terra secca e abbandonata. Le erbacce crescono libere, indisturbate. La natura si è impossessata di tutto. Poi l’odore di legna bruciata mi riporta a quegli inverni: alla neve alta, alla nonna e ai suoi geroglifici, ai calzini e alle sciarpe fatte a mano. A proteggerci avevamo soltanto il calore della stufa. Le preghiere riempivano i nostri silenzi. Poi è arrivato il vero inverno: la morte del nonno, l’inizio della mia adolescenza. Ed è un po’ come se quel posto, con la sua magia, si fosse spento. Ricordo mia nonna e la sua costanza, giorno per giorno, nel tentare di tenerlo vivo. Sono tornata qui molte volte, finché un giorno ho iniziato a pensare che questa casa e queste montagne vivano di una vita propria, e che noi siamo stati, per questo luogo, solo un passaggio.’
Guideline è una piccola località situata sull’Appennino Tosco-Emiliano. È il luogo dove la mia famiglia ha vissuto, dove io sono cresciuta e luogo simbolo della resistenza partigiana. Partendo da queste vicende, agli antipodi tra loro, il racconto diventa l’occasione per riflettere sulla memoria collettiva ed individuale. Le immagini invitano a domandarsi in quale misura le esperienze private degli abitanti si stratifichino a quelle di carattere storico, in un dialogo capace di generare una nuova identità del territorio.

IdfA/R #1: gli artisti

Le artiste scelte per inaugurare la prima edizione delle residenze di fotografia, che, di anno in anno, andranno a produrre un archivio fotografico e artistico del territorio umbro, sono Luana Rigolli e Jessica Raimondi.

Durante le due settimane di residenza, a marzo, saranno organizzate delel group critique e degli incontri con il pubblico, oltre che l’evento finale di restituzione dei progetti realizzati che, a loro volta, confluiranno in una pubblicazione targata idf/books.

Luana Rigolli è nata a Piacenza nel 1983, attualmente vive a Roma.
E’ laureata in Ingegneria Civile ma dopo qualche anno di professione preferisce dedicarsi a raccontare con la fotografia cosa la circonda piuttosto che modificare il paesaggio con altre opere di ingegneria. La sua ricerca fotografica si muove prestando attenzione all’analisi storica e alle interazione uomo-paesaggio.
Ha studiato fotogiornalismo alla Fondazione Studio Marangoni con il collettivo Terraproject ed è tra i fondatori del “Festival di fotografia contemporanea Dieci x Dieci” che si tiene dal 2015 a Gonzaga (MN).
Ha partecipato a diverse residenze artistiche sul territorio nazionale tra le quali Soliera e Si Fest, Savignano sul Rubicone; i suoi lavori sono largamente pubblicati in riviste e libri (Linosa, 20216).
Ha vinto numerosi concorsi e le sue opere sono esposte regolarmente in Italia e all’estero. www.luanarigolli.it

Jessica Raimondi nasce in provincia di Bologna nel 1991. Ha studiato fotografia presso Spazio Labò a Bologna.
Con all’attivo due pubblicazioni e relative esposizioni (pt. =====, 2018 e Guideline, 2019) ha vinto numerosi concorsi ed ha partecipato ad importanti mostre tra cui: Camera Work, SiFest Off e ‘The image as a proces’ durante Photo Open Up 2020. Partendo da esperienze personali, la sua ricerca si focalizza sulla tematica della memoria, con un interesse specifico al rapporto tra memorie collettive e private e ai meccanismi di funzionamento della memoria stessa; indaga altresì altre tematiche quali l’identità e la perdita.
Lavora principalmente su progetti a lungo termine e mediante l’utilizzo di diversi linguaggi (fotografia, testi, materiali d’archivio, oggetti) ed ha un interesse specifico per i libri fotografici. www.jessicaraimondi.it

 

Idf A/R

A partire dal 2021 l’Agriturismo Podere la Fornace di Tordibetto di Assisi, in collaborazione con Incontri di fotografia, offre ospitalità a due fotografi con lo scopo di dargli l’opportunità di realizzare un periodo di residenza artistica volta alla pubblicazione di un volume on line, comprensivo delle ricerche svolte. Le residenze sono esclusivamente ad invito e, oltre che avere lo scopo di garantire un periodo di studio ai fotografi ospiti – come tutte le residenze d’artista – hanno altre specifiche finalità: 1. favorire l’incontro tra i fotografi ospitati, i quali saranno liberi di lavorare indipendentemente o di stabilire una collaborazione. 2. Rendere l’Umbria ‘materia di storie’, una base di partenza su cui ogni fotografo, nelle maniere più trasversali e a lui più congeniali possibili, possa realizzare una specifica ricerca, in un contesto fuori dalle logiche e dai rumori delle città, rendendo, così, l’Umbria, già terra a misura d’uomo, una terra a misura di artista, dove l’ascolto, l’osservazione e i tempi personali contano più delle mostre e delle logiche del settore, intendendo le residenze come anzitutto un periodo volto alla valorizzazione personale dei fotografi. 3. Favorire il dialogo e l’incontro con gli appassionati di fotografia tramite l’organizzazione, durante il periodo delle residenze, di group critique, letture di portfolio o workshop, dove chi desidera, può incontrare i fotografi: condivisione di esperienze, e incontro, sono i perni di questa parte del progetto. 4. Le residenze prevedono la restituzione delle ricerche realizzate attraverso un evento finale dove i fotografi ospiti possono mostrare quanto realizzato in un contesto informale arricchito dall’ospitalità umbra a cura della Fornace. 5. Il voto all’incontro ed allo scambio è sancito anche dell’intenzione di mettere in contatto i fotografi ospiti con le realtà artistiche e museali (di qualsiasi tipo) del territorio attraverso la partecipazione e le visite ad eventuali mostre/eventi durante il periodo di residenza. 6. A conclusione e testimonianza di quanto prodotto dai fotografi ospiti, sarà loro chiesto di tenere un piccolo blog durante la residenza. Nel mese di giugno, inoltre, verrà editata una pubblicazione on line che raccoglie i progetti realizzati, andando così ad accumulare nel tempo, un archivio, fruibile da tutti, con i lavori prodotti. Il significato del nome scelto per questo progetto, dunque, si fa duplice: A/R è qui inteso, non solo come ‘Artist residencies’ ma come acronimo di ‘andata e ritorno’: perché ogni residenza d’artista è, non solo un moto a luogo fisicamente tangibile, ma segna anche un percorso, quanto mai personale e intellettuale, nella carriera e in primis nella vita di ogni artista che si accinge a ‘varcare la soglia’. 

Direzione artistica: Valeria Pierini

Organizzazione: Incontri di fotografia

Comunicazione: Angela Giorgi

Visual design: Andrea Pinchi

 

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